Nuove frontiere

Roberto Maroni ha annunciato che chiederà al Governo di sospendere in trattato di Shenghen nei sei mesi di Expo 2015. E’ già successo che venisse sospeso per brevi peridi di fronte a particolari emergenze, ma mai si è dato che lo fosse per lunghi periodi.

scenghenMaroni, che nella Lega salviniana fa la parte del moderato, avanza comunque la sua proposta sapendo perfettamente che Matteo Salvini, esattamente come Marine Le Pen, il trattato di Shenghen lo vuole abrogato e che nel suo movimento che molto frequenta l’iperbole a scopo elettorale, c’è chi pensa di reindrodurre la pena di morte (Calderoli ancora in continuità con la Le Pen) e chi (Paolo Grimoldi) nell’aula del Parlamento accusa il Governo di «complicità coi terroristi».

Che consistenza possa avere questo dibattito sembra scontato avendo i ministri Gentiloni e Alfano già chiarito che, semmai il trattato dovesse essere rivisto, lo sarebbe per quanto riguarda la vigilanza sui confini extraeuropei non certo su quelli interni dell’Unione della quale la libertà di movimento resta uno dei pilastri.

Non c’è poi chi non colga la “stranezza” di una manifestazione che volendosi mondiale si svolgerebbe in un Paese che si protegge dietro nuove frontiere.

Non si parla di sicurezza quando si fa solo propaganda. E’ propaganda legare Schenghen all’immigrazione perché se si abolisse il trattato, tutti gli sforzi, molto contrastati, per risolvere a livello europeo il problema dei rifugiati che sbarcano in Italia, verrebbero vanificati, i 50mila siriani transitati in Centrale sarebbero ancora tutti lì e il Paese sarebbe chiamato ad assisterli ed accoglierli da solo. Perché le frontiere, e Maroni da ex ministro dovrebbe ben saperlo, servono anche a questo.


Dei delitti e delle pene

Pochi giorni fa, la Procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio per 34 persone in base all’articolo 1 della legge Scelba del 1948, «per aver promosso, costituito, organizzato o diretto un’associazione di carattere militare». La pena prevista va da uno a dieci anni di reclusione.

guardia-padanaL’associazione in questione è la Guardia Nazionale Padana Beccaria. Meglio sarebbe scrivere «era» giacché sul suo «carattere militare» cominciò a indagare il procuratore di Verona, Guido Papalia, nel 1996. Da allora sono passati 18 anni impegnati più che in indagini in un groviglio di conflitti di competenze, territori e prescrizioni, che ha fatto uscire di scena i presunti organizzatori (Umberto Bossi, Roberto Maroni, Francesco Speroni, Roberto Calderoli, Mario Borghezio, Giancarlo Pagliarini e Marco Formentini, che hanno fatto valere l’immunità parlamentare) e lasciato nelle peste i militanti. Che, nell’arco di 18 anni non sono certamente le focose camice verdi di allora.

Non 18, ma 200 anni sono passati dalla pubblicazione di “Dei delitti e delle pene” nel quale Cesare Beccaria affermava che «perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi». Aggiungendo che nell’immaginario collettivo l’immediatezza della pena serve a rinforzare il senso del giusto castigo, mentre il ritardare la pena farebbe percepire il castigo come una forma di spettacolo.

In questo caso si sta dando, appunto, spettacolo. E non dei migliori.


50 anni fa, 18 gennaio 1965

«E’ costata 10 miliardi la stazione di Porta Garibaldi». L’ingente somma rischia di essere stata spesa invano se la solita burocrazia ritarderà ancora la riorganizzazione del traffico ferroviario milanese. (18 gennaio 1965, lunedì. Corriere della Sera)


50 anni fa, 17 gennaio 1965

«Tre rapinatori, coltello alla gola, legano e imbavagliano due donne in casa». Una delle vittime riesce a liberarsi e lancia l’allarme dalla finestra. La folla cattura uno dei malviventi, gli altri due cadono poco dopo nelle mani della polizia. (17 gennaio 1965, domenica. Corriere della Sera)


50 anni fa, 16 gennaio 1965

«Votazione nulla per la nomina del sindaco. Il Consiglio convocato venerdì».  Improvvise difficoltà nel centro-sinistra per formare la nuova Giunta: la Dc chiede l’assessorato dell’Assistenza, assegnato ai socialisti; questi in cambio vorrebbero la carica di vice sindaco. (16 gennaio 1965, sabato. La Stampa)


50 anni fa, 15 gennaio 1965

«Banche “fortificate” contro l’assalto dei gangsters». Già in funzione impianti speciali con circuiti televisivi, telecamere controllate elettronicamente e sistemi automatici per intrappolare i rapinatori. (15 gennaio 1965, venerdì. Corriere della Sera)


50 anni fa, 14 gennaio 1965

«L’Atm propone di abolire tutte le tariffe preferenziali». Il sistema permetterebbe di incassare ogni anno 10 miliardi in più. Intanto è stata decisa la soppressione delle linee dei minibus. (14 gennaio 1965, giovedì. Corriere della Sera)


50 anni fa, 13 gennaio 1965

«Iniziati alla Pirelli gli scioperi “intensivi”». Forte lotta per il contratto nella seconda fabbrica d’Italia. Impedito all’azienda il recupero della produzione che è aumentata del 104 per cento in dieci anni. (13 gennaio 1965, mercoledì. l’Unità)


50 anni fa, 12 gennaio 1965

«Il Bagutta assegnato ad un anziano poeta gradese». Conosciuto da una ristretta cerchia di amatori della poesia, Biagio Marin, 74 anni, autore dì liriche in dialetto triestino riceverà il premio giovedì nella tradizionale riunione in trattoria.  (12 gennaio 1965, martedì. La Stampa)


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