Dei delitti e delle pene

Pochi giorni fa, la Procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio per 34 persone in base all’articolo 1 della legge Scelba del 1948, «per aver promosso, costituito, organizzato o diretto un’associazione di carattere militare». La pena prevista va da uno a dieci anni di reclusione.

guardia-padanaL’associazione in questione è la Guardia Nazionale Padana Beccaria. Meglio sarebbe scrivere «era» giacché sul suo «carattere militare» cominciò a indagare il procuratore di Verona, Guido Papalia, nel 1996. Da allora sono passati 18 anni impegnati più che in indagini in un groviglio di conflitti di competenze, territori e prescrizioni, che ha fatto uscire di scena i presunti organizzatori (Umberto Bossi, Roberto Maroni, Francesco Speroni, Roberto Calderoli, Mario Borghezio, Giancarlo Pagliarini e Marco Formentini, che hanno fatto valere l’immunità parlamentare) e lasciato nelle peste i militanti. Che, nell’arco di 18 anni non sono certamente le focose camice verdi di allora.

Non 18, ma 200 anni sono passati dalla pubblicazione di “Dei delitti e delle pene” nel quale Cesare Beccaria affermava che «perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi». Aggiungendo che nell’immaginario collettivo l’immediatezza della pena serve a rinforzare il senso del giusto castigo, mentre il ritardare la pena farebbe percepire il castigo come una forma di spettacolo.

In questo caso si sta dando, appunto, spettacolo. E non dei migliori.



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