Se Expo è un bilancio Milano ha già perso

Malgrado tutto, Expo sarà un successo. I ritardi saranno “miracolosamente” recuperati e padiglioni e servizi saranno pronti per il giorno dell’inaugurazione, il 1° maggio 2015. I visitatori saranno davvero milioni (forse non 20, ma comunque tanti) e, certamente, la loro presenza contribuirà al rilancio dell’economia non solo cittadina. Si creeranno nuovi posti di lavoro, certamente meno dei 70mila previsti nel dossier di candidatura, ma, comunque, un’occasione in più per molti. Alcune zone della città saranno “restaurate” e finalmente restituite ai residenti e ai visitatori. Perfino sull’insidiosissimo terreno della “legalità” su Expo si sono applicate (per meglio dire, si sono dovute applicare), procedure di controllo amministrativo del tutto inedite che hanno permesso di portare allo scoperto la rete di malaffare che vi si stava stringendo attorno, almeno contenendo, se non evitando, l’ennesimo scandalo nato nel cuore di un grande progetto.

expoMa questo è un bilancio che è facile rovesciare nel suo contrario: incredibili ritardi trasformatisi in extra-costi, difficoltà a raggiungere gli obiettivi economici dell’Esposizione, impatto economico di molto inferiore ai 44 miliardi di cui parlava la Camera di Commercio nel 2008, posti di lavoro precari e di bassa qualità con la sperimentazione di forme di contratto che poco piacciono ai sindacati, restauri e interventi affrettati che hanno creato e ancora creeranno disagi ai residenti, una regia ancora incerta su quanto accompagnerà l’evento principale che, certamente, è destinato a mettere sotto stress tutti i servizi della città.

Bilanci “preventivi” che potrebbero perfino equilibrarsi come accadrà quando di Expo si vorranno incassare i “dividendi” politici. Ma che non possono considerare quello che, comunque, l’Esposizione non sarà, ma avrebbe forse potuto essere.

Nel 2008 si promettevano 4,1 miliardi di investimenti diretti per costruire il sito espositivo, i collegamenti e la gestione dei sei mesi di attività; altri 11 da investire in metropolitane e strade, opere che sarebbero rimaste in dote permanente a Milano ma la cui realizzazione si è già spostata in un futuro lontano 10 anni. Al centro della nuova rete infrastrutturale poi, avrebbe dovuto sorgere quell’orto planetario che, interpretando in modo del tutto originale il tema «Nutrire il pianeta», si sarebbe costituito come polo d’attrazione permanente e alternativo rispetto alla stessa tradizione economica e culturale della città. Che, invece, si trova già a dover gestire il “dopo” di una cittadella tec- nologica il cui uso nessun consorzio privato sembra voler reclamare e cui la mano pubblica dovrà trovare ruolo e destinazione.

Un costosissimo “contrappasso” dell’aver rinunciato a realizzare Expo su aree pubbliche. Proprio da quel “peccato originale” si è innescata l’incredibile telenovela di affari, politica e progetti immobiliari che ha minato dalle fondamenta il progetto, imponendone prima il ridimensionamento, poi la continua verifica e aggiornamento fra mille “interferenze” e senza che mai si creassero le condizioni per rendere l’intera città partecipe di quel progetto nella precisa valutazione dei vantaggi che dalla sua realizzazione gliene sarebbero potuti derivare. Al contrario, il progressivo ridursi degli obiettivi di Expo, ne ha esaltato il valore puramente “economico” facendone un corpo estraneo rispetto a quello della città in trasformazione. Si pensi alla fretta con la quale si sono abbandonati grandi progetti come i raggi verdi, o le vie d’acqua trasformatesi contestatissimi “tubi” di drenaggio dell’area espositiva quando un referendum popolare autorizzava a immaginare perfino la riapertura dei Navigli. Un sogno che, forse, non avrebbe potuto superare il confronto con la realtà. Ma attorno al quale sarebbe stato possibile mobilitare la città. Cui resta solo da interrogarsi su quanto sarà costata Expo, quanto renderà, quanto continuerà a costare ancora, non solo economicamente. Ed è questo il bilancio più negativo.

 

(la Repubblica Milano, 24 dicembre 20114)

 



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