Percentuali

Matteo Salvini è molto soddisfatto della sua proposta di adottare la “flat tax”, la tassazione piatta del 15%, per sottrarre i contribuente alla morsa del fisco esoso che finanzia uno stato spendaccione. La proposta “copiata” da quella di Forza Italia nella versione reaganiana dei sui esordi (pronta a riproporla ora nella versione della tassazione unica al 20%), si riassume nell’efficace slogan «pagare meno per pagare tutti».

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Purtroppo per Salvini e Berlusconi la tassazione piatta contraddice la lettera dell’articolo 53 della Costituzione che, oltre a stabilire che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva» afferma anche che, proprio per questo, «il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Esattamente come la proposta grillina di sottoporre a referendum la permanenza dell’Italia nell’Euro, dunque, a prescindere dalla bontà della proposta bisognerebbe varare in Parlamento (in questo parlamento e con questa maggioranza) una riforma costituzionale che permettesse di realizzare quanto ci si propone.

Un ostacolo, forse, insuperabile. C’è però un altro dato di cui tener conto che è quello ricavabile dall’uso di una semplice calcolatrice tascabile. Punto di riferimento per “manovrarla” l’analisi che su lavoce.info propongono in dettaglio Francesco Daveri e Luca Danielli che, senza troppe complicazioni (ma considerando le diverse fasce “esenti”), stimano in caso di accoglimento della proposta Berlusconi un minor gettito fiscale di 95,4 miliardi e per quella di Salvini di 104,75 miliardi.

Si può certo obiettare che così sarebbe se a pagare fossero quelli che pagano oggi, ma che, di fronte alla “flat tax”, anche chi ha evaso scientificamente in questi anni potrebbe valutare la “convenienza” di tornare a comportarsi come un cittadino “per bene”.

Se tutti gli “evasori”, come è negli auspici dei promotori, si scoprissero improvvisamente contribuenti fedeli, sostengono Daveri e Danielli, si recupererebbero fino a 50 miliardi. Ne mancherebbero, dunque, altrettanti. Da tagliare al bilancio dello Stato. Così si torna al punto di partenza e alla domanda cui tutti vogliono sottrarsi: come dove e “a danno” di chi si taglia la spesa pubblica?

Invece di perdere tempo con aliquote immaginarie, Salvini e Berlusconi dovrebbero spiegare solo questo agli elettori, a meno che non pensino di finanziare a debito quei 50 miliardi facendone poi scontare i fin troppo prevedibili effetti e chi avrà creduto, ancora una volta, alle loro promesse.



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