Liberisti alle vongole

Doveva essere «la prima autostrada realizzata senza un euro di finanziamento pubblico». Non era del tutto vero perché tra i finanziatori c’erano la Cassa depositi e Prestiti e la Banca europea per gli Investimenti che sono soggetti, sostanzialmente, pubblici. Avrebbe potuto anche finire così se l’opera non fosse costata il triplo di quanto preventivato e gli utenti non fossero la metà di quelli previsti. Nessun piano finanziario potrebbe reggere a queste “variabili” e se ne dovrebbe chiedere conto a chi li ha elaborati e a quanti, nelle pubbliche istituzioni, lo ha entusiasticamente avallato.

Nessuna coda al casello della Brebemi

Nessuna coda al casello della Brebemi

La Brebemi sta invece diventando l’ennesima opera faraonica da rifinanziare con fondi pubblici per evitarne il fallimento. Un esito scontato per la cultura “liberista” che, a parole, dovrebbe ispirare il cendrodestra, ma che, insaporita da italiche vongole, si declina nell’inventariare le soluzioni finanziarie più strampalate: prima la richiesta di defiscalizzazione (non si può fare per un’opera i cui lavoro sono già ultimati), poi il raddoppio del periodo di concessione (sui quali per altri concessionari, “miracolati” da una delle peggiori privatizzazioni mai fatte in Italia, l’Unione europea ha già aperto una procedura di pre-infrazione), infine una semplice iniezione di liquidità che sarà molto interessante scoprire come non possa essere rubricata (e sanzionata da Bruxelles) come aiuto di Stato.

Roberto Maroni si è intestato la trattativa con il ministro Maurizio Lupi che, secondo le anticipazioni, porterebbe all’erogazione di 270 milioni da parte del Tesoro e 60 da parte della Regione. La stessa pronta a tagliare i fondi per il trasporto pubblico.

C’è il dettaglio che solo il mese scorso la Commissione Ambiente della Camera ha approvato un ordine del giorno per impegnare il Governo a vigilare perché i costi della Brebemi non gravino sulle casse dello Stato. Ma, si sa, gli ordini del giorno non sono leggi e su quella di Stabilità, che potrebbe contenere questo “regalo”, si prevede il voto di fiducia. Se poi tutto finisse nel “milleproroghe” c’è solo da sperare che qualcuno se ne accorga in tempo.



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