Politici allo spiedo

Da quando Roberto Calderoli è stato costretto a smobilitare l’indimenticabile Circo Padano ospitando alcune sue fiere in giardino, i rapporti della Lega con il mondo animale sono divenuti molto problematici.

polenta e oseiResta nella leggenda il banchetto trentino di Mario Borgezio a base di carne d’orso (importata – non si è mai capito se legalmente – dalla Slovenia). Un menù che difficilmente la Lega neo-putiniana replicherà vista l’antica tradizione russa sugli orsi.

Non sono plantigradi, se per nomignolo, gli orsetti lavatori – i procioni – contro i quali Roberto Maroni ha appena lanciato una campagna per farli sparire dal parco Adda Nord. Malgrado l’aspetto simpatico, si tratta di una specie definita «pericolosa» dallo stesso ministero dell’Ambiente già nel 1996. Il destino dei procioni sembra segnato perché «interferiscono con la presenza di altre specie animali di maggiore interesse conservazionistico» e sono «potenziali vettori di un virus della rabbia, di maggiore virulenza rispetto a quello veicolato dalla volpe». Fermo restando che anche le volpi, in Lombardia, non se la passano benissimo.

Se la passavano bene, invece, le nutrie, molto meno simpatiche dei procioni: da quando le pellicce di castorino sono passate di moda, hanno colonizzato gli argini dei fiumi sforacchiandoli pericolosamente. Ma il Consiglio regionale ne ha decretato «l’eradicazione» con ogni strumento a disposizione fino alla classica fucilata. Un modo per risarcire anche la potente lobby delle doppiette dei molti divieti che sono stati imposti ai cacciatori, al netto delle sempre stupefacenti deroghe regionali (regolarmente impugnate dalla comunità europea che ha anche avviato una procedura d’infrazione per l’uso che si fa dei richiami vivi).

Ma per meglio testimoniare da che parte sta la Lega, adesso c’è anche la battaglia ingaggiata con l’Europa sul delicatissimo tema dello spiedo bresciano. Effettivamente una tradizione della cucina locale che rischia seriamente di sparire dai nostri piatti. In realtà confezionare gli spiedi come vorrebbe la tradizione era diventato complicato già dal 1992 quando era stata varata la legge 157 sulla caccia. Che, su indicazione della Comunità è stata recentemente modificata vietando «di vendere e acquistare uccelli vivi o morti appartenenti alle specie viventi naturalmente allo stato selvatico, tranne alcune eccezioni». Trattandosi di una legge all’italiana, il cacciatore potrà sempre infilare sulla ranfia gli uccellini abbattuti, ma non potrà venderli così che è facile immaginare la nascita di presunti circoli privati senza scopo di lucro dedicati al consumo compulsivo di polenta e osei con relative irruzioni dei Nas, polemiche, multe, processi…

Resta il fatto che per l’Europa (e per l’Italia) «la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato (non della Regione che in assoluta incoerenza legifera sull’argomento) ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale»: sarà difficile contrastare il principio con una raccolta di firme già iniziata, naturalmente, a Brescia a cura di Viviana Beccalossi (Fratelli d’Italia) che in Regione è assessore al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo. E che in Regione ha raccolto lo scontato appoggio della Lega che ha voluto però collegare la sua nobile battaglia in difesa della tradizione culinaria nazionale alla sua altrettanto tradizionale campagna contro l’invasione del kebab. Che fa, comunque, parte di un’altra egualmente nobile tradizione le cui tracce pare risalgano all’antica Grecia.

Nella migliore tradizione, una polemica assolutamente inutile, ma comunque una “ghiotta” occasione per sfoggiare un nuovo set di magliette, in perfetta coerenza con lo stile comunicativo di Matteo Salvini che con le sue felpe multi-slogan ha finalmente indicato alla politica la strada del fumetto.

Resta, purtroppo, ancora aperta la contesa fra scoiattoli rossi e grigi, italiani e pacifici i primi, americani e aggressivi i secondi. Ma confidiamo nella rapida approvazione di una delibera Cip & Ciop che chiarisca definitivamente il caso.



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