Furieri all’offensiva

Il primo a invocare l’intervento dell’esercito per contrastare l’occupazione delle case popolari è stato Matteo Salvini. Proposta che ora sembra fare propria anche l’assessore alla Casa, della Regione Paola Bulbarelli.

cartacciaNon c’è chi non noti una certa sproporzione fra i fini e i mezzi. O forse si tratta semplicemente di una nuova trovata di fronte alla constatazione che l’annunciato pugno di ferro contro gli abusivi si sta traducendo in un gioco dell’oca nel quale ad ogni intervento dell’amministrazione corrisponde una reazione eguale e contraria da parte degli occupanti più o meno organizzati.

Oppure della una coazione a ripetere quanto si è già sperimentato, con buoni risultati propagandistici, nel recente passato. Anche nel 2008, infatti, durante il governo Berlusconi IV, col decisivo contributo di Roberto Maroni (ministro dell’Interno) e Ignazio La Russa (Difesa) venti strade di Milano furono affidate al presidio di 350 militari. Era l’operazione “Strade Sicure” accolta con entusiasmo dall’allora sindaco Letizia Moratti, ma i cui risultati (e relativi costi) i ministeri interessati si sono sempre ben guardati dal documentare se non affidando alla Questura la diffusione di dati sulla riduzione dei crimini di strada che non hanno mai trovato riscontro nelle statistiche di Palazzo di Giustizia. Anche perché, pur se qualificati come agenti di pubblica sicurezza, i militari non potevano agire come tali se non quando a loro volta “scortati” da vigili e poliziotti.

Ma l’importante era far vedere per strada blindati e uomini armati e con questo rassicurare i cittadini al di là di qualsiasi risultato. Che è quanto pare si voglia ritentare oggi.

Semmai si concedesse comunque l’intervento dei militari, un loro utilizzo certamente più efficace sarebbe quello di “piantonare” via Gregorovius, zona Niguarda, dove sono accatastati 1.800 scatoloni di pratiche. Quelle che Aler ha “gentilmente” scaricato a Mm quando il Comune si è ripresa la gestione delle sue case popolari. Già si dibatte su come sia stato possibile che si creasse questo “giacimento” di cartaccia e di chi sia la responsabilità, ma resta il fatto che per smaltirlo ci vorranno almeno sei mesi. Quanti se non delle truppe d’assalto, ma dei grigi furieri ci mettessero le mani?



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