Lenta Lex, sed Lex

Il “caso” che ha portato alla condanna a 2 anni e 9 mesi del presidente della Provincia e parlamentare europeo di Ncd Guido Podestà, nasce il 1 marzo 2010 quando la lista Pannella denuncia sia alla Procura sia in sede elettorale le falsità nelle firme a sostegno della lista Formigoni candidato alla presidenza della Regione.

Il presidente della Provincia e parlamentare europeo Guido Podestà

Il presidente della Provincia e parlamentare europeo Guido Podestà

Quel giorno la Corte d’Appello “cancellò” la lista, ma il Tar la riammise e Formigoni poté sostenere che fossero stati gli stessi Radicali a manipolare le “sue” firme (per questo sarà condannato per diffamazione in primo grado).

Nel frattempo, in Procura, Edmondo Bruti Liberati chiese l’archiviazione dell’esposto e il gip si adeguò. Ma, per opporsi all’archiviazione, i Radicali, depositarono allora una perizia calligrafica che evidenziava come centinaia di firme fossero false, ed è su questo che cominciò a indagare Alfredo Robledo, gettando le basi del futuro, clamoroso, dissidio con Bruti Liberati.

Comunque, le elezioni si svolgono regolarmente (28-29 marzo), Formigoni trionfa su Filippo Penati e avvia la sua quarta legislatura destinata poi a interrompersi bruscamente di fronte a una nuova ondata di scandali.

Anche se le indagini fossero state avviate quel 1 marzo 2010, nessuno può onestamente affermare che l’intera vicenda elettorale sarebbe andata diversamente. Resta però la constatazione che per affermare che le firme false erano davvero false e sanzionare i presunti responsabili per aver truccato le regole del gioco democratico, sono stati necessari 56 mesi. Nel corso dei quali gli imputati ( il principale beneficiario delle loro azioni, il presidente Formigoni) hanno potuto tranquillamente proseguire le proprie attività politico amministrative.

Come, certamente, continueranno a fare. Perché la pena accessoria della sospensione dai diritti elettorali e dai pubblici uffici, scatterà solo quando, e se, la sentenza di primo grado fosse confermata negli altri gradi di giudizio. Però, il reato da «falso in atto pubblico», come l’aveva qualificato Robledo, nel corso del dibattimento è stato riqualificato nel meno grave «falso in materia elettorale», così che quando l’iter processuale riprenderà, non si potrà che prendere atto dell’avvenuta scadenza del termine di 2 anni per la prescrizione.

Podestà nelle 100 pagine dell’ebook disponibile sul suoi sito già nel titolo domanda “Che Italia è questa?”. E concede al gruppo di lavoro che l’ha redatto di firmarsi Josep K, come la vittima del processo kafkiano. Titolo e firma che potrebbero più ragionevolmente fare propri gli elettori truffati.



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