Farsi scudo della legge

Roberto Maroni pensava di risolvere la crisi dell’Aler ristrutturandone l’organizzazione: l’ha fatto e l’unico risultato sembra sia stato convincere il Comune di Milano a sottrarre all’azienda regionale la gestione del proprio patrimonio immobiliare.

xl43-sansiro-slider-141120173146_medium.jpg.pagespeed.ic.l3xiBOQYilDi fronte all’emergenza, ha invocato lo sgombero di 200 appartamenti occupati, misura che perfino il suo assessore all’edilizia pubblica ha definito uno spot, per siglare poi in Prefettura un più ragionevole piano di interventi.

Adesso è giunto il momento di varare nuovi criteri per l’assegnazione degli alloggi popolari: in attesa di un qualsiasi testo, le anticipazioni suggeriscono che verrà elevato il numero di anni di residenza necessari per accedere alle liste. Un criterio più volte contestato dalle magistrature, ma il cui principale effetto è quello di ridurre la platea degli aventi diritto e “sfoltire” una lista d’attesa di 20mila famiglie.

Se anche la si dimezzasse con questo “trucco”, resterebbe il problema di assegnare 10mila alloggi, che ci sono, ma restano inagibili. Perché di soldi per ristrutturarli non ce ne sono. E, a detta dello stesso Maroni, non ce ne saranno, naturalmente per colpa del Governo.

Prima di mettere mano alla legge regionale, ricordandosi magari che con tutti e suoi errori e i suoi effetti perversi è stata voluta dalla stessa maggioranza che governa oggi il Pirellone, sarebbe il caso di spiegare, soprattutto a quelle 20mila famiglie in attesa, dove saranno reperite le risorse per rendere agibili gli appartamenti sfitti, quanto tempo trascorrerà prima che i lavori vengano ultimati e, quindi, in quanto tempo si faranno le nuove assegnazioni. Senza dimenticarsi di stanziare risorse per il sostegno delle morosità incolpevoli che sono, peraltro, il principale “motore” che alimenta le procedure di sfratto da parte dei privati.

Non ci sono dubbi che la legge attuale non funzioni, ma per “migliorarla”, per evitare di farsene scudo per non affrontare l’emergenza sociale, non basterà ridurne il campo di applicazione, serviranno risorse, umane e materiali. E, magari, qualche idea più originale degli esausti cavalli da battaglia della Lega “lombarda”.



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