Il dopo Expo

Molto ci si preoccupa del lavoro, e dei controlli, ancora necessari per fare, dal 1 maggio 2015, di Expo quel che ci si aspetta. Molto meno sembra preoccupare il destino di quell’area che, se non definito, potrebbe pregiudicare il successo dell’intera operazione.

Il Padiglione Italia ad Expo

Il Padiglione Italia ad Expo

Molto prima che i lavori di Expo si concludano, infatti, alla fine dell’anno, Arexpo, (la società mista cui partecipano i comuni di Milano e Rho, la Provincia, la Regione e la Fondazione Fiera), dovrà dare garanzie per 160 milioni alle banche che le hanno prestato i fondi per l’acquisto dell’area espositiva.

Garanzie che sono, naturalmente, collegate alla possibilità di cedere quella stessa area. Per farlo, e garantire che sull’area si sviluppi un progetto unitario, il 19 agosto è stato lanciato un bando internazionale per aderire al quale è necessario formalizzare la propria dichiarazione d’interesse entro il 15 novembre. Ma, per il momento, nessuno si è fatto avanti.

La “base d’asta” è di 315 milioni poco più di quanto non si sia investito nel 2011 per rilevare quell’area dai vecchi proprietari (Fiera, Gruppo Cabassi, Comune di Rho e altri minori), ma gli eventuali investitori dovrebbero rispettare i vincoli che destinano una metà del sito a verde e limitano le cubature realizzabili nell’area.

Se, sabato prossimo, si dovesse prendere atto che l’asta è andata deserta si aprirebbero solo due strade: diminuirne la base (finendo in perdita sull’investimento) o “lottizzare” l’area abbandonando la prospettiva di una sua gestione unitaria. Nel primo come nel secondo caso bisognerà darsi qualche tempo per decidere il da farsi e spostare un poco più in là la data in cui quell’area, dopo lo smontaggio di Expo, potrà essere nuovamente valorizzata.

Facile prevedere che dal 2016 si “scivoli” nel 2017. Ma, entro aprile 2017 Arexpo dovrà restituire il finanziamento alle banche per almeno 160 milioni di euro. A questa cifra si sommeranno altri 50 milioni di euro da dare a Expo Spa (e altri 25 dovrebbe versarli l’eventuale acquirente dell’area) come contributo per le infrastrutture, oltre a tutti gli altri costi di gestione, di imposte e oneri finanziari.

Tutti a carico di Arexpo e, alla fine, dei contribuenti. Con il serio rischio di disperdere nel tempo ogni eventuale “dividendo” di Expo e abbandonarne l’«area più infrastrutturata d’Italia» non a un grande progetto ma alle sterpaglie più care d’Europa.



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