La nascita della Rossa e i dubbi sulla Blu

Gli anniversari non sono la miglior occasione per approfondire una qualsiasi materia: la celebrazione del risultato ottenuto e delle nuove prospettive che con esso si sono dischiuse, prevale naturalmente su ogni altra considerazione.

La prima vettura del metrò calata nel tunnel di Piazza Castello

La prima vettura del metrò calata nel tunnel di Piazza Castello

E’ dunque importante che il sindaco Giuliano Pisapia, proprio in occasione del cinquantennale dell’inaugurazione della Lina Rossa del metrò, si sia detto pronto ad ascoltare la città per decidere sul destino della sua ultima erede, la Linea Blu. Per farlo al meglio sarà però opportuno ricondurre il “mito” dalla “Rossa” alla sua realtà, senza nulla togliere al valore strategico ed anche simbolico delle scelte che portarono alla sua realizzazione.

La “Rossa” è spesso intesa, al pari dell’Autostrada del Sole, come una imponente testimonianza materiale di quanto sapesse fare l’Italia del “Boom”. In realtà, in quel 1964, l’espansione economica era già in netta contrazione: l’occupazione calava (in particolare proprio nel settore dell’edilizia), le aziende fallivano e l’inflazione era a due cifre.

In queste condizioni, anche per la realizzazione della metropolitana si pagava il prezzo di un aumento costante dei costi: dai 24 miliardi originariamente preventivati agli 86 che si stimò furono effettivamente spesi (il Comune si rifiutò allora di comunicare i consuntivi), che, oggi, equivarrebbero a circa 926 milioni di euro. Comunque la metà di quanto non si stimi sia necessario investire per la realizzazione della “Blu”.

Quei costi, allora, furono integralmente sostenuti, con legittimo e ancor oggi ostentato orgoglio, dal Comune dove per mesi si discusse però di tariffe per tentare di mantenere almeno in equilibrio i conti, comunque disastrati dell’Atm che aveva quadruplicato il suo deficit in quattro anni portandolo a 15 miliardi di lire, quasi la metà di quanto non entrasse ogni anno nelle casse di Palazzo Marino.

L’azienda, cui il servizio sarebbe stato affidato, chiedeva che il biglietto del metrò costasse 120 lire (1,29 euro), l’opposizione, in particolare quella comunista, che costasse come quello del tram (50 lire). Si mediò su 100 lire a corsa, comunque il doppio di un biglietto “normale” (che pure era stato portato a 50 lire solo un anno prima), si autorizzo Atm a ridurre l’orario di 21 linee di superfice ma non quello delle corse del metrò, come pure chiedeva. L’Atm prevedeva che la Rossa avrebbe trasportato 60 milioni di passeggeri all’anno, ma quella cifra fu raggiunta solo cinque anni dopo e un altro aumento delle tariffe del trasporto urbano a 70 lire.

Per la realizzazione di una grande opera, naturalmente e legittimamente, si deve considerare anche il suo potenziale “dividendo” politico. Proprio a novembre a Milano si votò per Comunali e Provinciali, ma i partiti di centrosinistra (Psi e Psdi), cui a pieno titolo andava intestata la realizzazione della “Rossa”, videro ridotto il proprio consenso, mentre la Dc, che pure faceva parte della maggioranza aumentò leggermente i propri consensi; non abbastanza però per vincere: in Consiglio, a spoglio ultimato, si sarebbero fronteggiati i 40 consiglieri della ex maggioranza e i 40 delle opposizioni. Se ne uscì con alcuni esercizi di alto equilibrismo nei quali la politica di allora era ben più esperta di quella attuale.

Tutto questo si ricostruisce oggi per comprendere che anche allora, malgrado le celebrazioni di questi giorni, molto si discusse su quella prima metropolitana. Nel chiuso dei palazzi, però. La promessa di Pisapia di ascoltare la città è una scelta che, nel bene e nel male, allora non si fece.

(la Repubblica Milano,3 novembre 2014)



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