Percorsi poco partecipati

Di come salvare i 160 olmi “monumentali” di via Mac Mahon si discute da più di un anno. Ora una soluzione sembra possibile e l’Atm con il Consiglio di zona rivendica il risultato di un percorso partecipativo con i cittadini che, di fronte alla necessità di sostituire i binari del tram non volevano rinunciare al verde della via. C’è chi ancora si oppone e gli argomenti che l’urbanista Giuseppe Boatti, tecnico al servizio del comitato civico sorto a difesa di quegli alberi che ancora attende l’esito di un suo ricorso al Tar, non sembrano irrilevanti.

Gli olmi di via Mac Mahon

Gli olmi di via Mac Mahon

Si comincia a discutere della sorte del verde del Parco Solari minacciato dal maxi-cantiere della Linea Blu del metrò. Anche in questo caso, i residenti non sono contro il metrò, ma chiedono che quel cantiere venga allestito su un’altra area (come, peraltro, si prevedeva nell’originario progetto della giunta Albertini, poi modificato da quella Moratti e lasciato in eredità a quella Pisapia).

Delle vie d’acqua di Expo non si conosce ancora la sorte, ma che siano ormai in molti a non volerne sapere è un dato di fatto che le cronache raccontano da mesi, anche nei loro eccessi.

Si smonta il cantiere di piazza XXIV Maggio e puntualmente comincia la raccolta di firme contri “il kiosko”, la storica pescheria giudicata oggi un ecomostro (ma lo era anche prima), mentre in piazza Piemonte non si è mai spenta la polemica contro l’ingresso monumentale al parcheggio sotterraneo anche se si è tentato di mimetizzarlo.

Solo ieri è stato finalmente confermato il piano per la costruzione delle cinque vasche di laminazione per contenere le esondazioni del Seveso, partendo da quelle di Senago anche se l’intero paese, sindaco in testa, è assolutamente contrario opponendo argomenti, apparentemente, piuttosto solidi.

Altri, molti, casi si potrebbero aggiungere, ma l’impressione generale è che i percorsi partecipativi, che pure il Comune sperimenta nel rapporto con i quartieri, dove si programmano piccole e grandi opere, non funzioni o comunque incontri grandi difficoltà a mettersi in moto. Anzi, troppo spesso il confronto deve essere sollecitato, più o meno ruvidamente, e si avvia in corso d’opera quando le posizioni si sono già radicalizzate.

E’ certo che, se anche tutto filasse liscio, se per ogni intervento si potesse trovare la soluzione più positiva e condivisa, resisterebbe sempre un fronte, più o meno ampio, di critici e insoddisfatti. Ma se il confronto si svolgesse secondo regole condivise e ben programmato nelle forme e nei contenuti, e non venisse invece “improvvisato” di volta in volta, il suo esito potrebbe davvero essere rivendicato come un risultato definitivo. E non continuamente rimesso in discussione.



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