Sacri confini

Non saranno stati 100mila i leghisti in piazza del Duomo. Ma erano, comunque, tanti, più di quanti non se ne fossero mai visti sul pratone di Pontida, molti più di quanti la sinistra “antagonista” abbia saputo (e potuto) opporgli.

La manifestazione della Lega in piazza del Duomo

La manifestazione della Lega in piazza del Duomo

Il contributo che a quella massa osannante Salvini, Bossi e Maroni hanno dato i militanti di Casa Pound non ha certo determinato il successo della prima, massiccia, rappresentazione in piazza di una nuova formazione nient’affatto “padana”, ma dichiaratamente nazionale, dichiaratamente anti-europea e, orgogliosamente populista.

Matteo Salvini, gliene va reso merito dal punto di vista dell’iniziativa politica, è riuscito a importare in Italia quel che in Europa già esprimono formazioni come il Front National, l’Ukip di Farange (ex alleato di Grillo, non della Lega), la Fpoe austriaca di Strache, il PVV olandese di Wilders, i “democratici” (fino a ieri nazisti) svedesi, togliendo l’iniziativa a quanto, nel rovinio della destra berlusconiana, poteva anche dirigersi verso il ribellismo di M5S che non eviterà all’Italia, come pure aveva garantito, l’affermarsi di una sua “Alba dorata”.

Nel fiume di slogan rovesciato sulla più che “indulgente” platea di piazza del Duomo, però, Salvini, tra le tante parole d’ordine ha anche lanciatoquella della revoca dei trattati di Shengen.

Marine Le Pen ne aveva fatto uno degli obiettivi della sua campagna elettorale e, dopo il suo clamoroso successo, il governo socialista francese ha cominciato a rimproverare all’Italia l’eccessiva “permeabilità” delle sue frontiere. Lo ha fatto anche il governo austriaco. Dalla Germania si vorrebbe che l’Italia rispettasse, almeno, il dettato degli accordi di Dublino sui richiedenti asilo. E già il Regno Unito (ancora tale malgrado l’impegno filo scozzese della Lega) di Schengen ha un’interpretazione piuttosto “elastica”.

L’”antieuropeo” Salvini si “piega” ai voleri dei paesi europei confinanti e collabora con loro alla chiusura delle nostre frontiere assicurando alle migliaia di profughi che sbarcano in Italia di restare “confinati” in un Paese a cui nulla vogliono chiedere (e che pochissimo avrebbe comunque da offrire loro) se non un improprio “diritto di passaggio” che, sulla carta, proprio l’Europa gli negherebbe.

Salvini si scopre “ultraeuropeista”: è’ un ottimo modo per peggiorare una situazione già difficile. Senza pensare alle conseguenze: non è politica, ma propaganda. Che, infatti, piace moltissimo.



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