Babele fiscale

La protesta con la quale si è conclusa l’assemblea dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, ha, certamente, solide motivazioni sindacali: rinnovo dei contratti, sblocco delle progressioni economiche, etc. Ma nel salone di via Manin i 500 impiegati si dicevano «stufi di fronteggiare la rabbia dei cittadini che cercano risposte a dubbi che noi non siamo in grado di sciogliere». Non lo sanno loro, figuriamoci i contribuenti costretti a confrontarsi esattamente come denunciano gli “esattori” con «una normativa che continua a cambiare» e «multe che scattano per semplici errori dovuti all’impossibilità di capire che cosa bisogna pagare e quando».

Il palazzo dell'Agenzia delle Entrate in via Manin

Il palazzo dell’Agenzia delle Entrate in via Manin

Il mese scorso la stessa protesta era venuta dai funzionari che il Comune aveva distaccato in via Larga per offrire assistenza ai cittadini per il pagamento di Tari e Tasi: i lavoratori denunciavano che una settimana di formazione non era bastata loro a capire, in primo luogo a loro, come funzionassero le nuove tasse.

Se sono i “tecnici” ad arrendersi di fronte alla Babele di lingue, leggi, circolari, disposizioni di un sistema fiscale bulimico fino alla patologia, il contribuente non può semplicemente prenderne atto e rassegnarsi a pagare quel che (forse) deve all’amministrazione.

Le tasse non saranno «belle» come dichiarò, guadagnandosi generale ironia, Tommaso Padoa Schioppa, ma sono il più potente strumento nelle mani del legislatore per redistribuire la ricchezza e finanziare il sistema del welfare. Se il Fisco funziona male, se ignora il principio della progressività dell’imposta (il che accade molto frequentemente, soprattutto nella fiscalità locale), se non ammette contestazioni e verifiche se non con il costoso patrocino di “esperti”, il sistema diventa più “ingiusto” e meno efficiente. E il danno è collettivo.

Gli amministratori, piuttosto che trascinare la vertenza verso il sempre possibile esito di uno sciopero (che in nulla la danneggerebbe, ma negherebbe ai contribuenti, già di pessimo umore, un servizio), dovrebbe far tesoro delle indicazioni che le vengono da “tecnici” che meglio di altri conoscono le pecche del sistema e, forse, avrebbero anche gli strumenti per intervenire se solo glielo si concedesse.

Le tasse non diminuirebbero, ma, almeno, diventerebbe più semplice pagarle e, anche, esigerle.



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