Sfida a 5 Stelle

Entro il 27 giugno la Regione Lombardia dovrà dotarsi di una nuova legge sui costi della politica, pena una sostanziale riduzione dei contributi statali al suo funzionamento.

Sino ad oggi, il dibattito avviato dal gruppo di lavoro cui il Consiglio ha delegato l’esame della materia, è apparso reticente. Si parla di una riduzione degli stipendi dei consiglieri da 8.500 a 6.500 euro lordi cui si aggiungerebbero però 4.500 euro di diarie, una cifra maggiore di quella messa oggi a disposizione dei singoli consiglieri. Il risultato darebbe circa 6.500 euro netti al mese. Cui si aggiungerebbero, naturalmente, le indennità di “funzione” per i presidenti.

Tanti o pochi che siano, l’impianto riformatore sembra comunque ridotto all’osso e, comunque, poco trasparente sul risultato che si vorrebbe ottenere.

Gianmarco Corbetta, consigliere di M5S

Gianmarco Corbetta, consigliere di M5S

Un aiuto viene allora all’elettore dal gruppo consiliare di M5S che, presentando il proprio disegno di legge, allega una utile tabella su quali sarebbero i costi della Regione se la loro proposta venisse approvata.

In estrema sintesi, spiga Gianmarco Corbetta,  «i consiglieri regionali di Movimento 5 Stelle propongono il taglio dell’indennità di carica per i consiglieri regionali a 5 mila euro lordi per 12 mensilità, l’abolizione totale dei vitalizi, anche se già maturati, e un tetto massimo di 3 mila euro di rimborsi per le spese effettivamente sostenute nell’attività istituzionale».

E’ una proposta e ci sono dei numeri. Dei quali il gruppo di lavoro dovrà tenere conto, eventualmente opponendo altre proposte e altri numeri, ma sempre spiegando il come è il perché.

Ad ulteriore merito della proposta dei consiglieri di M5S va poi constatato che il nodo dei rimborsi che ha grottescamente paralizzato l’attività dei loro gruppi parlamentari nelle scorse settimane è stato qui risolto con meritevole buon senso: «Ai componenti della Giunta regionale e ai sottosegretari è corrisposto un rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, effettivamente sostenute e documentate» fino a un massimo di 3mila euro mentre sul sito della Regione «verrà pubblicata la rendicontazione delle spese di ciascun consigliere o membro della Giunta».

Potrebbe divenire un tema anche per la piattaforma Liquid feedback di cui Umberto Ambrosoli si è dotato per raccogliere le proposte di governo dei suoi elettori lombardi. Per verificare se, su questo argomento, non si dichiarino più “grillini” di quanto non ci si aspetterebbe. Un test utile per chi siede nel gruppo di lavoro sui costi della politica.


La Lega dei buoni propositi

In campagna elettorale, la Lega di Roberto Maroni aveva promesso di schierarsi a difesa del territorio della Regione. Un cambio di rotta per il movimento che, al governo con Roberto Formigoni, aveva contribuito a fare della Lombardia la regione più cementificata d’Italia, il 12% dell’intero territorio.

La Torre Galfa occupata da Macao

La Torre Galfa occupata da Macao

La nuova vocazione ecologista del Carroccio non può oggi sperare di trovare sponda nella compagine del governo Letta dove in posizioni di responsabilità spiccano noti cementificatori lombardi: dallo stesso Formigoni, incongruamente destinato alla presidenza della commissione Agricoltura del Senato, a Maurizio Lupi ministro delle Infrastrutture e responsabile delle grandi opere (che Salvatore Settis ricorda aver presentato, nel 2006, un disegno di legge che «annientava la pianificazione territoriale»), fino a Marco Flavio Cirillo autore del contestato Pgt di Basiglio e nemico giurato di Area C a Milano cui è stato riservato un posto di sottosegretario all’Ambiente.

Eppure, senza grandi clamori, la Lega ha presentato in Regione una proposta di legge che imporrebbe all’Aler di non costruire più nessun alloggio nei prossimi 5 anni ma di sostenere interventi di edilizia pubblica unicamente per mezzo dell’acquisizione di nuove case rimaste invendute.

Secondo il vicecapogruppo del Carroccio, Fabio Rolfi, in Lombardia ci sono circa 170mila alloggi invenduti che l’Aler potrebbe comprare a prezzi non superiori ai 1.390 euro al metro quadro per poi destinarli «alla locazione in regime di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata».

Nei suoi termini generali, la proposta di legge «ha lo scopo di salvaguardare l’ambiente attraverso il contenimento del consumo del territorio e di contribuire all’assorbimento dell’invenduto nel mercato dell’edilizia, per favorire la ripresa economica del settore».

In queste operazioni, si sa, il Diavolo sta nei dettagli e varrà certo la pena che le opposizioni esamino il testo con lo stesso puntiglio dimostrato di fronte al progetto maroniano di totale riassetto, appunto, dell’Aler. Ma l’orientamento della proposta di legge sembra esattamente lo stesso che sta suggerendo al Comune di Milano di destinare alla locazione i tanti, troppi, uffici vuoti sparsi nella città.

Poi sarà il caso di coordinarsi anche con la Provincia che, invece, si sta impegnando in un nuovo, grande piano di costruzione di alloggi popolari. E, soprattutto, di collegare ogni eventuale decisione all’attuazione del decreto legge dell’ex ministro Mario Catania per la difesa dei suoli agricoli e al ripristino della disciplina Bucalossi sugli oneri di urbanizzazione.

Un buon punto di partenza per tornare a parlare, concretamente, di pianificazione territoriale e un concreto terreno di confronto fra governo e opposizioni che potrebbe perfino produrre soluzioni.


La paga del consigliere

L’avevano promesso e l’hanno fatto. I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno reso pubblico i loro primo stipendio: 16.384 euro netti, che diventano quasi 17mila per i componenti l’Ufficio di Presidenza. Non è esattamente il netto mensile, visto che il periodo retribuito parte dal 18 marzo, ma supera di gran lunga quanto finora dichiarato dai consiglieri di tutte le altri parti politiche a proposito dei propri redditi. Forse perché, come i veri ricchi, non se ne curavano, forse perché, almeno un poco se ne vergognavano.

paga

La busta paga di un consigliere 5 Stelle

Confermando la propria concezione “francescana” della politica, i consiglieri di M5S ne hanno trattenuti per sé 3mila versando il resto su conti di Banca Etica destinati, quando e se il Consiglio lo approverà, al finanziamento del microcredito. E invitando i componenti degli altri gruppi a fare altrettanto.

Ma la loro scelta “simbolica”, pone anche un punto fermo nel confuso dibattito sui costi della politica che tutti si dicono pronti a ridurre senza mai chiarire però come e quando. Anche perché manca ogni punto di riferimento: 17mila euro possono essere tanti o pochi per un “legislatore”, ma rispetto a cosa?

Quando Teresa Mattei, partigiana e deputata comunista alla Costituente, con Giuseppe Di Vittorio, leggenda vivente del sindacalismo italiano, decise quale dovesse essere lo stipendio dei costituenti (dei costituenti, non dei consiglieri regionali) si impegnò in un artigianale sondaggio fra le fabbriche e gli uffici romani per stabilire quale fosse lo stipendio medio di operai e impiegati. Era di 42mila lire al mese e lei propose che quello fosse lo stipendio per i suoi colleghi. Che non gradirono e se lo raddoppiarono: 80mila lire che oggi varrebbero 2.404,71 euro, meno di quanto i consiglieri 5 Stelle si siano comunque garantiti.

I costituenti erano gente che a Roma dormiva in pensione in tre per stanza, anche chi diverrà per cinque volte Presidente del Consiglio come Amintore Fanfani, ed è inutile pretendere tanto dagli amministratori del 2013. Ma se seguissero il metodo Mattei potrebbero dare un segnale importante ai propri elettori. Sempre che nella media degli stipendi non conteggino anche quelli dei supermanager, pubblici e privati. Fra i quali una quota non irrilevante lavora proprio per la Regione.

Le precisazioni della Regione

Si precisa che il cedolino diffuso dal Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle non corrisponde alla retribuzione mensile perché si riferisce a un periodo di un mese e mezzo, dall’inizio legislatura a fine aprile. Questa busta paga, inoltre, non comprende le trattenute relative alle addizionali regionale e comunale che verranno applicate successivamente come stabilito dalle normative vigenti.
Lo stipendio mensile del consigliere regionale lombardo non è di 16 mila euro netti. I consiglieri regionali della X legislatura, appena insediatisi, hanno immediatamente istituito un gruppo di lavoro di riforma sui costi della politica che attuerà entro giugno quanto previsto dalla normativa nazionale, vale a dire una riduzione consistente dello stipendio del consigliere regionale che passerà a circa 6500 euro netti, corrispondenti a 6500 euro lordi di indennità di funzione più 4.600 euro lordi di diaria (rimborso spese documentate). Attualmente lo stipendio mensile del consigliere regionale è pari a circa 8.500 euro (cui vanno aggiunti da questa legislatura anche gli importi per fini previdenziali).
Lo stesso gruppo di lavoro ha inoltre preso tempestivamente quelle decisioni che non comportano un intervento legislativo. Ci riferiamo al taglio dei budget per i gruppi consiliari, ridotti di un terzo per un risparmio complessivo di 450 mila euro. Anche i consiglieri grillini hanno ricevuto la stessa intera retribuzione di tutti gli altri consiglieri, senza produrre nessun risparmio per il Consiglio. Come molti altri consiglieri, anche i grillini hanno manifestato l’intenzione di devolvere parte dello stipendio per fini sociali o di solidarietà. Perché questo passaggio sia possibile occorre però intervenire con un provvedimento. Il Presidente del Consiglio regionale ha già dato mandato nelle scorse settimane ai funzionari del Consiglio di individuare una modalità operativa per procedere in questa direzione.


Il complotto

Nel Paese di Macchiavelli e delle mille “trame oscure”, dove perfino il capo dei servizi segreti riesce a farsi condannare a dieci anni di carcere, parlare di complotti è quasi naturale. Sempre che si consideri che, se esiste un complotto, ci sarà anche chi quel complotto tende a sventare.

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni

E qui c’è la prima, straordinaria, capriola. L’indagato si presenta come vittima di un “complotto” che vuole sventare, trasformandosi da accusato in accusatore. Trascurando il dettaglio che chi lo accusa è un potere cui lo Stato ha delegato il controllo di legittimità e ha dunque pieno titolo per esercitarlo. Anzi, ha il dovere di scoprire i “complotti” che, nei fin troppi casi che coinvolgono la politica e i politici, corrispondono a specifici reati che configurano sì un “complotto”, ma ai danni dell’interesse pubblico e in favore, soprattutto economico, di  chi l’ha organizzato.

L’argomento dell’inchiesta a orologeria avrebbe un suo fascino se non fosse che, sovrapponendo i calendari della politica con quelli della giustizia in una Paese dove si vota almeno ogni anno, è impossibile che essi non finiscano per confliggere.

Così Roberto Formigoni può lamentarsi di venir indagato mentre la sua giunta già scricchiola, che si scoperchi il vaso di Pandora dei contributi alla Sanità privata mentre è in corsa per il Senato e manovra per affidare e Roberto Maroni la sua ingombrante eredità; e ancor più si lamenterà quando gli sviluppi dell’inchiesta che lo coinvolge si affacceranno alla vigilia delle Europee, dopo che altre Amministrative si saranno consumate e in vista di ulteriori appuntamenti politico elettorali. E come reagirà Roberto Maroni se nelle inchieste su Bpm e Finmeccanica si precisasse il ruolo della Lega e del suo candidato alla presidenza del consiglio Giulio Tremonti? Un ostacolo alla sua vittoria e al suo governo, oppure la vendetta dopo la sconfitta o, ancora, una spada di Damocle sospesa sul voto democratico, o, ancora,l’esito di un “complotto” ordito dalle forze ostili al Nord?

Che poi l’Italia sia infestata da pm «giacobini» come sostiene un altro imputato eccellente, Silvio Berlusconi, è considerazione che, apprezzando la “varietà” delle inchieste in corso e dei soggetti coinvolti ad ogni livello e per ogni schieramento, rappresenta più un titolo di merito e un’ostentata dichiarazione d’indipendenza da considerazioni di “opportunità” che non un’accusa meritevole di considerazione.

Se, infine, si teme che l’avvio di nuove indagini o il perfezionamento delle accuse già formulate sia uno strumento per “distrarre” l’opinione pubblica dalle pessime notizie sulla gestione della cosa pubblica, delle banche, dell’industria, dei servizi, della stessa giustizia delle quali è già stata resa consapevole negli ultimi mesi, anni e decenni, non vi dovrebbe essere motivo di preoccupazione. Se non per il sempre più giustificato timore che l’elettorato consideri che, con questa politica e di fronte a questi argomenti, l’unica possibilità è cambiare, lasciando i potenti di ieri soli sul banco degli accusati a rispondere non di immaginati complotti, ma di reati, tanto più gravi in quanto commessi come rappresentanti del popolo sovrano.


Si fa, ma non si dice

Gli ultimi sondaggi politico-elettorali si vedranno in Tv questa sera. Da domani la legge ne vieta la diffusione per consegnarli all’ammiccamento dei candidati che pretenderanno di conoscerne i segreti aggiornamenti. Perché i sondaggi è vietato diffonderli, non farli. E, infatti, i più esperti navigatori troveranno facilmente in rete presunte corse di trotto, galoppo o Formula 1 dietro le quali si celano anonime rilevazioni.

sondaggiLa triestina Swg aveva annunciato una applicazione che avrebbe permesso a chi si fosse abbonato di continuare a seguire le proiezioni fino all’ultimo giorno, ma, come era ampiamente prevedibile, le è stato impedito commercializzarla. Per lasciare tutto al passa parola nel quale è facile celare la menzogna.

E’ l’ennesima dimostrazione di come la materia elettorale sia tutta da rivedere, dall’ignobile Porcellum che la regola e poi, attraverso le presunte par condicio, le tribune politiche, le censure invocate nella programmazione, le sgangherate attività della Commissione parlamentare di Vigilanza e delle autorità di controllo capaci solo di sanzioni amministrative che si possono ben pagare per ottenere il risultato.

E ci sarebbe anche da riconsiderare come i sondaggi vengano fatti. I Radicali hanno messo in rete un loro ponderoso studio (Sondaggi: scienza o oroscopo?) che, anche nelle reazioni dei tecnici del settore, solleva molti problemi reali. Per il momento, non resta che considerare quanto è stato fatto fino ad ora indirizzandosi al sito http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/ dove il Governo li ha raccolti. E poi raffrontarli con quanto accadrà davvero tra due settimane.  Nella consapevolezza però che anche in questo caso la propaganda ha soffocato i contenuti di una compagna elettorale che si è ridotta a a rincorse, sorpassi, inseguimenti, umori, sensazioni e manovre. Il che non aiuterà a risolvere i problemi, che sono tanti e fin troppo reali.


50 anni fa, 25 maggio 1963

«Cade sotto il fuoco incrociato dei mafiosi». Arriva fino a Milano la guerra tra le cosche dell’edilizia. Crivellato di colpi in viale Bianca Maria un imprenditore palermitano. (25 maggio 1963, sabato. l’Unità)


50 anni fa, 24 maggio 1963

«Il commissario picchiatore protetto dalla Questura per quaranta giorni». La notizia dell’aggressione al parcheggiatore dell’Aci che potrebbe costargli la vista, tenuta nascosta anche alla magistratura. E il funzionario resta ancora in servizio. (24 maggio 1963, venerdì. l’Unità)


Processo al processo

Filippo Penati aveva solennemente assicurato che si sarebbe difeso nel processo e non dal processo. Semplicemente non lo ha fatto.

L'ex sindaco di Sesto e Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati

L’ex sindaco di Sesto e Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati

Alla prima udienza del processo che lo vedeva imputato di concussione, corruzione e finanziamento illecito dei partiti non si era presentato nell’aula del Tribunale di Monza. Ma era “solo” un’udienza procedurale. Ieri, invece, la Corte avrebbe dovuto decidere sull’avvenuta prescrizione per le imputazioni “più vecchie”, le presunte tangenti incassate per il recupero delle aree Falck e Marelli di Sesto San Giovanni E l’ex sindaco e presidente della Provincia avrebbe potuto mantenere la promessa di dichiarare – in aula – la propria rinuncia.

Invece ha consegnato al pubblico e ai cronisti l’immagine imbarazzante del suo avvocato che, su richiesta della Corte, cercava un contatto telefonico con l’assistito per accertarne le determinazioni, per poi rientrare in aula e comunicare: «Penati non ha intenzione di venire, non posso dire altro sulla sua volontà».

Ma – fuori dall’aula, fuori dal processo – Penati con una nota assicurava che farà ricorso in Cassazione perché «La prescrizione è stata chiesta dai pm e non da me. Perde la dignità chi sfugge al processo e non chi come me lo vuole». Eppure Penati avrebbe potuto evitare quell’avventuroso ricorso in Cassazione, che ora si limita ad annunciare, rifiutando quella prescrizione nata da una revisione della legge anticorruzione molto attenta agli interessi di alcuni. E lo poteva fare nel posto giusto, in aula, e al momento giusto, ieri.

Nella sostanza non cambia molto perché Penati resta imputato per altri episodi di corruzione e finanziamento illecito per la cui eventuale prescrizione, che potrebbe comunque intervenire anche dopo una sentenza di primo grado, dovrebbe attendere sino al 2016-17. Avrà molto tempo per difendersi nel processo e non dal processo. Ma che abbia cominciato a non farlo è una semplice constatazione.


50 anni fa, 23 maggio 1963

«Picchiato in Questura, perderà un occhio». Si tratta di un parcheggiatore dell’Aci che aveva “osato” chiedere i soldi per la sosta dell’auto a un funzionario della “Mobile”. (23 maggio 1963, giovedì. l’Unità)


“Nuove norme per il sostegno dell’edilizia Residenziale Pubblica mediante assorbimento dell’invenduto”

Relazione:

La grave crisi del mercato immobiliare, nonchè del comparto edile in generale, rendono opportuno da parte del legislatore un ripensamento delle politiche regionali di Edilizia Residenziale Pubblica, passando da un modello di edificazione basato su nuovi edifici che consumano territorio ad un modello che preveda l’acquisizione in loco di quanto il mercato immobiliare può già offrire, riuscendo nel contempo a garantire un migliore servizio fornendo ai cittadini più bisognosi degli alloggi che sono già costruiti, acquisendoli al medesimo costo.

All’art 2 si prevede che, fatti salvi gli interventi di ampliamento volumetrico, su fabbricati già esistenti, di cui agli artt. 3, 4, 5, 6, 7 e 9 della L.R. 4/2012, per un periodo di cinque anni dall’entrata in vigore della presente legge, la Regione sosterrà nuovi interventi di Edilizia Residenziale Pubblica esclusivamente mediante acquisizioni di immobili sul mercato immobiliare esistente da destinare alla locazione, da parte dei Comuni e delle Aziende Lombarde di Edilizia Residenziale.

Il successivo articolo 3 individua le caratteristiche di questi immobili che devono essere in situazione di condominialità di unica proprietà e devono essere di nuova costruzione o recuperati, con ristrutturazione a nuovo, in perfetto stato strutturale, impiantistico e delle finiture nonchè dotati di tutte le certificazioni richieste dalla vigente normativa. L’offerente sarà tenuto ad indicare la data di ultimazione dei lavori e delle opere di recupero. Gli immobili offerti possono essere ultimati o in fase di ultimazione.

Gli alloggi proposti devono inoltre avere i requisiti necessari per poter essere destinati alla locazione in regime di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed essere conformi alle “Linee guida per la progettazione e alla descrizione tecnica per la realizzazione e gestione per immobili di edilizia residenziale pubblica” di cui agli allegati “A1” e “A2” della deliberazione del Consiglio Regionale Lombardia, n. VIII/272 del 5 dicembre 2006.

Al fine di una migliore efficienza energetica gli immobili devono avere classificazione energetica almeno di classe “C” (D.Lgs. n.115 del 30.05.08 e D.G.R. n.8/5018 del 26.06.07 e successive modifiche e integrazioni, calcolata con riferimento alla procedura della Regione Lombardia n.15833 del 13.12.07).

Gli immobili devono possedere tutte le prescrizioni previste dalla vigente normativa per il trasferimento della proprietà, essere conformi agli strumenti urbanistici, avere ottenuto il permesso di costruzione (o DIA presentata) e aver ottenuto l’agibilità o, per gli immobili in corso di realizzazione, ottenerla prima del trasferimento della proprietà.

Gli immobili devono essere liberi da persone e cose, non essere gravati da diritti reali di godimento o garanzia reale a favore di terzi e/o da servitù pregiudizievoli del libero godimento degli immobili, compreso l’accesso anche carraio agli stessi ed alle pertinenze; non essere gravati da prelazione a favore di terzi; non essere gravati da debiti e oneri reali relativi ad oneri di urbanizzazione, primaria e secondaria, ad oneri per il rilascio del permesso di costruire (o DIA presentata) ed a oneri per gli allacciamenti ai pubblici servizi ed in genere da debiti nei confronti di ogni altra Pubblica Amministrazione. Sono a carico dell’offerente le spese ordinarie e straordinarie relative agli immobili offerti fino alla data del rogito.

L’offerente deve avere la piena proprietà degli immobili proposti da almeno tre mesi, che devono essere in condizioni di perfetta locabilità.

Il prezzo massimo di acquisizione degli alloggi è quello determinato dalla media degli interventi realizzati di edilizia residenziale pubblica degli ultimi cinque anni, calcolato per €/mq, IVA esclusa, di superficie commerciale, e comunque non superiore a 1390 €/mq, IVA esclusa, che è il costo standard delle realizzazioni E.R.P. al metroquadrato.

L’articolo 5 prevede che per l’attuazione della legge si utilizzi l’ordinaria dotazione finanziaria così come stabilita dal bilancio regionale e dall’art 22 del T.U. 4 dicembre 2009 n. 27.

Art 1

(Finalità)

La presente legge ha lo scopo di salvaguardare l’ambiente attraverso il contenimento del consumo del territorio e di contribuire all’assorbimento dell’invenduto nel mercato dell’edilizia, per favorire la ripresa economica del settore.

Art 2

(Periodo transitorio 2013 – 2018)

Fatti salvi gli interventi di ampliamento volumetrico, su fabbricati già esistenti, di cui agli artt. 3, 4, 5, 6, 7 e 9 della L.R. 4/2012, per un periodo di cinque anni dall’entrata in vigore della presente legge, la Regione sosterrà nuovi interventi di Edilizia Residenziale Pubblica esclusivamente mediante acquisizioni di immobili sul mercato immobiliare esistente da destinare alla locazione, da parte dei Comuni e delle Aziende Lombarde di Edilizia Residenziale.

Art. 3

(Caratteristiche degli immobili)

Gli immobili acquisiti possono essere in situazione di condominialità di unica proprietà e devono essere di nuova costruzione o recuperati, con ristrutturazione a nuovo, in perfetto stato strutturale, impiantistico e delle finiture nonchè dotati di tutte le certificazioni richieste dalla vigente normativa. L’offerente sarà tenuto ad indicare la data di ultimazione dei lavori e delle opere di recupero. Gli immobili offerti possono essere ultimati o in fase di ultimazione.

Gli alloggi proposti devono avere i requisiti necessari per poter essere destinati alla locazione in regime di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed essere conformi alle “Linee guida per la progettazione e alla descrizione tecnica per la realizzazione e gestione per immobili di edilizia residenziale pubblica” di cui agli allegati “A1” e “A2” della deliberazione del Consiglio Regionale Lombardia, n. VIII/272 del 5 dicembre 2006.

Gli immobili devono avere classificazione energetica almeno di classe “C” (D.Lgs. n.115 del 30.05.08 e D.G.R. n.8/5018 del 26.06.07 e successive modifiche e integrazioni, calcolata con riferimento alla procedura della Regione Lombardia n.15833 del 13.12.07).

Gli immobili devono possedere tutte le prescrizioni previste dalla vigente normativa per il trasferimento della proprietà, essere conformi agli strumenti urbanistici, avere ottenuto il permesso di costruzione (o DIA presentata) e aver ottenuto l’agibilità o, per gli immobili in corso di realizzazione, ottenerla prima del trasferimento della proprietà.

Gli immobili devono essere liberi da persone e cose, non essere gravati da diritti reali di godimento o garanzia reale a favore di terzi e/o da servitù pregiudizievoli del libero godimento degli immobili, compreso l’accesso anche carraio agli stessi ed alle pertinenze; non essere gravati da prelazione a favore di terzi; non essere gravati da debiti e oneri reali relativi ad oneri di urbanizzazione, primaria e secondaria, ad oneri per il rilascio del permesso di costruire (o DIA presentata) ed a oneri per gli allacciamenti ai pubblici servizi ed in genere da debiti nei confronti di ogni altra Pubblica Amministrazione. Sono a carico dell’offerente le spese ordinarie e straordinarie relative agli immobili offerti fino alla data del rogito.

L’offerente deve avere la piena proprietà degli immobili proposti da almeno tre mesi, che devono essere in condizioni di perfetta locabilità.

Art.4

(Prezzo di acquisizione)

Il prezzo massimo di acquisizione degli alloggi è quello determinato dalla media degli interventi realizzati di edilizia residenziale pubblica degli ultimi cinque anni, calcolato per €/mq, IVA esclusa, di superficie commerciale, e comunque non superiore a 1390 €/mq, IVA esclusa.

Art.5

(Norma finanziaria)

Le fonti di finanziamento per l’attuazione della presente legge sono quelle previste dall’art 22 del T.U. 4 dicembre 2009 n.27, così come individuate dal bilancio per l’anno corrente e per i successivi.

Art.6

(Entrata in vigore)

La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.


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